Breve storia di un capolavoro fra arte, fede e tradizione
Conservata nella cappella di Teodolinda del Duomo di Monza, la Corona Ferrea è venerata come una reliquia, perché, secondo la tradizione tramandata da Sant’Ambrogio, ha al suo interno un chiodo della Croce di Gesù. E' opinione di molti storici della Corona che Elena, madre di Costantino, si recò a Gerusalemme e recuperò alcuni chiodi della sacra Croce. La regina decise di portare i resti a Roma
e realizzarne un elmo che protegesse il figlio imperatore. L'elmo rimase come eredità ai vari imperatori romani e nel 476 d.C. venne spedita a Costantinopoli. Carlo Magno la fece restaurare, aggiungendo le gemme mancanti e ripristinando gli smalti. Utilizzata da Federico Barbarossa per la sua incoronazione, entrò poi in possesso dei Visconti, che verso la fine del 1200 la ipotecarono per poter finanziare la guerra. Nel 1316, quando i Visconti riscattano la corona, scoprono che essa era stata privata di due piastre, probabilmente vendute dall'ordine degli umiliati a causa di difficoltà economiche: della privazione di due piastre ne sono prova le cerniere della corona originale, visibilmente lacerate.
La Corona Ferrea e l'Elmo di Costantino nello studio di Bruno Freddi.
Nel suo studio di Osnago, Bruno Freddi conserva una replica della corona ferrea e una dell'elmo di Costantino, realizzate dopo che una commissione del Comune di Monza gli aveva ordinato due copie della corona, una da donare al Museo dell'Opera del Duomo, l'altra da esporre nella sala consigliare.
La corona pesa 605 grammi , ha un diametro di 15 centimetri ed è ornata da ventidue gemme a cabochon, ventisei rosette lavorate a sbalzo e lastrine smaltate. "Ci sono corindoni, o zaffiri chiari, fatti arrivare dallo Sri Lanka, ametiste, granati d’oriente che ho tagliato a metà ed incastonato come nell’originale, seguendo tutti i dati raccolti dall’analisi compiuta dall’Istituto Gemmologico Italiano alla fine degli anni Ottanta". (leggi tutta la storia sul Corriere della Sera)

